Speciale Università – Tutto il mondo dell’Università. L’Università apre le porte.

di Angela Attolico

Quali sono i primi risultati della riforma universitaria che ha rivoluzionato gli Atenei italiani? E quali benefici ha portato nella formazione degli studenti, nel mondo del lavor e nella ricerca? Ne parliamo con i rettori delle università più prestigiose d’Italia.

È stato il confronto con gli altri paesi a far emergere le criticità della situazione italiana: il numero di laureati più basso d’Europa, alta percentuale di abbandono, dato che la metà degli iscritti non consegue il titolo di studio, durata degli studi maggiore, rispetto agli ordinamenti didattici e quindi, una forte percentuale di fuori corso ed infine, scarsa flessibilità nell’organizzazione dei corsi, così da non garantire percorsi diversificati a seconda delle esigenze, il divario tra studi e realtà lavorativa.

Per il mondo universitario il cambiamento è dunque iniziato nel 2001, con il decreto n.509/’99, che ha fissato le direttive della riforma del “3+2”. Gli atenei hanno avuto indicazioni circa gli ordinamenti di base, cui affiancare quelli autonomi, garantendosi la scelta della didattica; gli atenei, attualmente, sono liberi per il 35 – 50% delle attività; mentre per l’altra parte tra il 50 – 65% ci sono decisioni a livello nazionale. La riforma del “3+2” consiste in una laurea base di 3 anni, di I livello, al raggiungimento dei 180 crediti previsti e garantisce una preparazione teorica di base, integrata con una formazione professionalizzante idonea a garantire l’inserimento nel mondo del lavoro; ed un biennio specialistico, di II livello, che fornisce conoscenze e competenze per svolgere professioni ad alta qualificazione e, anche in questo caso, con raggiungimento dei 120 crediti. Al termine del corso di studi di I livello è possibile far seguire un master di I livello, ed al termine della laurea di II livello, un master di II livello, un corso di specializzazione, oppure un dottorato di 3-4 anni. Dopo la riforma del “3+2”, il 18 aprile 2003, si è parlato di un percorso di studi differente, il cosiddetto “modello ad Y”, con due percorsi paralleli e distinti, adeguatamente progettati. Dopo un primo anno, durante il quale si frequentano attività didattiche comuni, vi sarà la netta separazione tra il percorso professionalizzante che conduce alla laurea triennale (1+2) ed il percorso metodologico per gli studenti che dopo la laurea triennale intendano conseguire anche la laurea magistrale (1+2+2).
In particolare, dopo un primo anno comune, pari a 60 crediti, a forte contenuto di base, il percorso formativo si “biforca” e lo studente, conscio delle proprie capacità e sulla base delle attitudini dimostrate potrà, dunque, proseguire per altri due anni, per un numero complessivo di 180 crediti: con un biennio “metodologico-formativo” (120 crediti), che non fornisce una preparazione specifica per il lavoro, perché finalizzato al conseguimento di una solida preparazione metodologica di base più consigliabile a coloro che intendano proseguire gli studi in un successivo ed ulteriore biennio (120 crediti), al cui termine si conseguirà la Laurea Magistrale (nuova denominazione della “Specialistica”). Si svolgerà, quindi, complessivamente un ciclo di studi quinquennale, che condurrà ad ottenere un titolo di peso specifico più elevato rispetto all’attuale.

Dopo qualche anno di distanza dalla riforma del “3+2” appare ancora lungo il percorso per il raggiungimento degli obiettivi preposti: abbreviare i tempi di conseguimento del titolo di studio e ridurre gli abbandoni; coniugare una preparazione metodologico – culturale ad una formazione fortemente professionalizzante e facilitare la mobilità degli studenti a livello nazionale ed internazionale, attraverso il sistema dei crediti. La riforma ha accantonato l’utilizzo del diploma universitario. Le cause più probabili sono da ricercarsi nella mancanza di sbocchi professionali, a conseguimento del titolo, e questo problema era già emerso con la riforma Berlinguer – Zecchino, nel triennio 1997 – 2000.

Proprio negli ultimi mesi, si è tornati ad affrontare l’argomento riforma ad Y, in sostituzione del “3+2”, oltre a discutere di nuove lauree di maggiore qualità e più rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro. Il 16 giugno scorso, dopo aver ascoltato il parere espresso dalla Camera dei Deputati, si è chiuso l’iter parlamentare del Decreto che modificherà l’ordinamento didattico universitario con l’introduzione del percorso a Y (1+2+2) in sostituzione del 3+2. Dopo la registrazione alla Corte dei Conti e la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il provvedimento diventerà operativo e permetterà la rivisitazione delle attuali classi di laurea di primo e secondo livello. Come ha commentato il Ministro Letizia Moratti, sarà garantita una maggiore flessibilità alla progettazione formativa e saranno, al tempo stesso, riqualificate le lauree in modo da potenziare il raccordo con il mondo del lavoro e consentire più opportunità di sbocchi professionali. Con la revisione del “3+2” gli atenei godranno di maggiore autonomia e flessibilità per quanto riguarda la determinazione dei crediti. Infatti i crediti vincolati a livello nazionale scenderanno per i percorsi triennali dall’attuale 66 per cento al 50 per cento e per il biennio magistrale al 40 per cento e soltanto per le discipline di base e caratterizzanti.
Da sottolineare inoltre che, con le ultime modifiche, si passa da una concezione “verticale” dei percorsi formativi, ad un modello trasversale: in pratica, adottando un criterio multidisciplinare della formazione si potrà conseguire una laurea triennale umanistica e proseguire in un biennio “magistrale” nel settore scientifico e viceversa, ovviamente, dopo una verifica, da parte dell’ateneo, della preparazione e degli eventuali debiti formativi da colmare. Molto importante è la modifica dei percorsi finalizzati alle professioni legali di magistrato, avvocato e notaio. Ciò consentirà di costruire un modello a “ciclo unico” (in sostanza “1+4”) che garantirà maggiore organicità, unitarietà, completezza e qualità nella formazione. Rimarrà comunque un percorso triennale per quanto riguarda la classe di laurea di scienze giuridiche. Specifiche disposizioni transitorie prevedono che la nuova normativa si applichi dopo la ridefinizione delle classi di laurea, con la possibilità di una fase di sperimentazione che consenta agli atenei che lo vorranno di applicare l’ordinamento didattico a “Y” fin dal prossimo anno accademico.

Università e mondo del lavoro

Il Politecnico di Torino – Intervista al Rettore Prof. Giovanni Del Tin

Quanto peso sta avendo l’innovazione tecnologica nell’ambito della didattica?

L’esperienza acquisita in questi anni fa sì che il Politecnico di Torino sia attualmente l’Università italiana con il maggior numero e la maggior percentuale di studenti iscritti nella forma a distanza.

Oggi sono iscritti ai nostri corsi a distanza 1700 studenti (circa il 10 % degli studenti di Ingegneria del Politecnico di Torino), ed ogni anno oltre un centinaio di studenti conseguono il nostro titolo di Laurea con questa modalità.

Come procede il collegamento tra il vostro ateneo e il mondo del lavoro?

Il Politecnico di Torino è fortemente inserito nel contesto socio-economico in cui opera e lo dimostrano i circa 700 contratti stipulati ogni anno. Tale attività contrattuale crea un terreno fertile per creare spazi ed opportunità per i nostri studenti che possono beneficiare di un rapido inserimento nel mondo del lavoro.

Il Politecnico di Torino è stata la prima università in Italia a costituire a fine ‘99 l’ “Incubatore Politecnico – I3P”, una società consortile a responsabilità limitata e senza scopo di lucro con il quale l’Ateneo incoraggia e supporta studenti, neolaureati, docenti e tecnici del Politecnico a mettersi in proprio dando vita a un’azienda. L’Incubatore è  infatti uno spazio attrezzato  dove i neo-imprenditori possono trovare locali e servizi tecnici a prezzi convenzionati e soprattutto un sostegno qualificato sul fronte delle consulenze.

Per mantenere un filo diretto con le aziende il Politecnico è supportato  dall’Ufficio Stage&Job Placement che segue le attività amministrative ed organizzative relative ai tirocini (curricolari o facoltativi) ed alla gestione delle offerte di lavoro. 

Può parlarci dei programmi di scambio internazionale intrapresi negli ultimi anni?

Il numero degli studenti stranieri che sceglie il Politecnico di Torino sta crescendo in modo evidente: oggi sono coinvolti nelle attività formative offerte circa 800 studenti. Per quanto concerne invece gli studenti stranieri regolarmente iscritti a corsi di studio del Politecnico, il numero è di circa 450.

Il Politecnico di Torino ha attivato ad oggi 40 progetti di doppio titolo con Università europee e latino-americane che offrono la possibilità ad un limitato numero di studenti degli ultimi anni di corso di trascorrere in media 3 semestri all’estero, due di corsi ed uno per preparare e discutere la propria tesi di laurea.

 

La riforma

Il Politecnico di Milano – Intervista al Retttore prof. Giulio Ballio

 Che peso ha avuto la riforma universitaria sulla didattica?

Noi già da 4 anni abbiamo cambiato tutta la formulazione dei nostri corsi, così siamo ad un piccolo regime. Abbiamo ottenuto un buon successo e bisognerà aspettare un po’ per capire come possano trovare successo nel lavoro i laureati triennali.

C’è un legame tra il titolo di studio acquisito ed il mercato del lavoro?

Le aziende non si sono ancora poste il problema delle figure professionali da assumere dopo il triennio.

In materia di studi a distanza, vorrei sapere come procede il primo “corso di laurea in Ingegneria Informatica a distanza”.

Il corso è attivo da 5 anni ed abbiamo laureato già delle persone. Si rivolge essenzialmente a studenti che lavorano e quindi desiderosi di raggiungere un titolo, pur lavorando. C’è un numero elevato di abbandoni, perché il corso non è proprio facile. Il 95% degli studenti ha già un lavoro e può laurearsi in 3 anni oppure in 5 anni e contemporaneamente, lavorare.

Il progresso tecnologico quali novità ha apportato nel campo della didattica e dell’e-learning?

Abbiamo un numero elevato di iscritti che lavorano. I nostri master sono in parte in presenza ed in parte in e-learning e direi che la tecnologia ci ha semplificato la vita. I docenti inseriscono in internet le informazioni circa i corsi. Tutti i nostri studenti hanno la possibilità di collegarsi ad internet.

Com’è il rapporto con le università all’estero?

Il 20% degli studenti ha un’esperienza di Erasmus, durante il percorso di studi. Il programma Time prevede una doppia laurea in ingegneria, cioè la laurea del politecnico e, facendo solo un anno in più, quella di un’altra università all’estero. Siamo arrivati alle 1500 lauree doppie, in Europa, tra politecnico ed altre università. Il 40% dei laureati trova lavoro nel paese d’origine, un altro 40% nel paese della seconda laurea e la parte restante in altri paesi. 

 

Didattica italiana e Università straniere

Scuola Normale Superiore di Pisa – Intervista al Professore Salvatore Settis

 Com’è il rapporto con gli Atenei all’estero? E come procede la
collaborazione con l’Ecole Normale Supérieure di Parigi?

La Normale attiva ogni anno una serie di convenzioni specifiche con istituzioni universitarie internazionali, Columbia University, Fermi Lab, Cambridge University, Mit, Tokyo University solo per fare alcuni nomi, per progetti comuni di ricerca che coinvolgono allievi e docenti, in egual modo una serie di accordi di ospitalità vicendevole permette ai nostri ragazzi di viaggiare e vivere nei contesti più diversi, come i campus americani ed inglesi, e agli studenti esteri di entrare nel sistema Normale. L’accordo con l’Ecole Normale di Parigi è solidissimo ed estremamente importante, per l’attività didattica e di ricerca, sia per Scienze sia per Lettere, come per  concepire la base della progettata rete europea di scuole d’eccellenza.

Come si è evoluta la ricerca, in collaborazione con gli altri paesi
europei e gli U.S.A.?

La direzione è sicuramente quella della massima apertura all’interazione e coesistenza tra ricerca pura e ricerca applicata come tra finanziamenti pubblici e risorse private. Il mondo della ricerca in Italia soffre da tempo immemorabile della insufficienza del sostegno economico dello Stato e delle procedure necessarie per agevolare la proficua sinergia con il mondo dell’impresa. Tra i paesi industrializzati del G7 siamo all’ultimo posto per investimenti in rapporto al Pil. La Normale riesce ad operare in settori strategici e con grande produttività, grazie anche alle sue piccole dimensioni, in base agli accordi e finanziamenti europei e allo sforzo di singole iniziative private. Penso, solo per citare alcune linee, alla fisica delle nanotecnologie che viene sviluppata con l’Università di Cambridge e la Toshiba, alla fisica teorica che lavora stabilmente con il Cern di Ginevra, ai recenti accordi in materia di Beni Culturali tra la Normale e la Bocconi di Milano.

C’è ancora tanto da fare ma guardare alla situazione attuale con critico ottimismo è la base per assicurare un futuro importante alla nostra Università e al nostro paese.

 

Pianeta Master

Sono corsi di studio a carattere di perfezionamento scientifico e di alta formazione. Vi possono accedere anche coloro che sono già inseriti nei contesti di lavoro. L’offerta è piuttosto diversificata, tra fondi pubblici regionali, statali e dell’U.e. , oltre a quelli organizzati dalle aziende private. In Italia ci sono master di I e di II livello, rispettivamente per chi possiede la laurea di I o di II livello. Tra i principali, quelli della Bocconi, del politecnico di Milano e della Luiss di Roma. Tra gli altri nomi di prestigio ricordiamo l’Ipsoa – Istituto post universitario, per lo studio dell’organizzazione aziendale; la SDA – Scuola di direzione aziendale della Bocconi, fondata nel ‘75; ed a seguire, l’Asfor – Associazione per la formazione e la direzione aziendale, con 21corsi, che si avvia alla sfida internazionale, adeguando il modello didattico alle scuole estere.

La LUISS

La più nota Università privata romana  propone master in Studi Internazionali Strategico-militari , Master in Business Administration, Master in Studi Strategico-militari, Master in Economia, Gestione e Marketing dei turismi e dei beni culturali.

La BOCCONI

Tra le novità parte il Master in New Media. L’evoluzione e la convergenza di information technology, elettronica e multimedialità hanno dato luogo all’information and communications technology (ICT), un fenomeno di tale portata da poter essere definito “una tempesta perfetta”.

Da questa tempesta emerge la domanda di  nuove professionalità che il mercato ancora non offre e si giustifica, perciò, il lancio del Master in New Media che partirà nel gennaio 2005”, ha spiegato ieri alla prima presentazione ufficiale del programma, il direttore  Enrico Valdani.

La figura professionale formata dal nuovo master, ha spiegato la coordinatrice, Emanuela Prandelli, è uno specialista dell’economia digitale capace di parlare sia il linguaggio tecnico, sia quello manageriale. Ci si attende, perciò, un’aula mista in quanto a facoltà di provenienza, formata da neolaureati con una breve o senza esperienza di lavoro, intenzionati a integrare le loro conoscenze.

Si prevede che i diplomati troveranno impiego soprattutto in quattro aree: come product o marketing manager nei settori hi-tech; come project manager nelle telecomunicazioni, come gestori di sistemi di customer relationship management per nuovi prodotti delle telecomunicazioni, della tv interattiva e di internet; come content o community manager.

Il master è idealmente suddiviso in tre fasi. La prima (Capire le imprese digitali) comprende sei mesi di corsi, la seconda (Operare nelle imprese digitali) un periodo di stage o di progetto sul campo in aziende del settore; la terza (Portare al successo le imprese digitali) testimonianze e presentazioni.

Ogni studente, nel corso della prima fase, è chiamato a scegliere un focus principale (al quale corrispondono alcuni corsi) tra quelli che riguardano internet (coordinato da Gianmario Verona), la tv interattiva (Margherita Pagani) e le telecomunicazioni (Alessandro Arbore).

– PIM, ad Alessandria un corso integrabile all’MBA Part-Time, nato grazie alla collaborazione con le realtà locali.

Con il Programma in Management (PIM) la SDA Bocconi attiverà ad Alessandria, a partire dal prossimo settembre, il primo corso fuori sede integrabile all’MBA Part-Time. Pensato e progettato grazie alla collaborazione che la SDA Bocconi ha avviato con l’Associazione Cultura & Sviluppo di Alessandria, Banca Popolare di Milano e Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, è diretto principalmente a imprenditori e dirigenti che vivono e lavorano nella provincia di Alessandria e che hanno deciso di arricchire la propria cultura manageriale.

I trenta partecipanti, laureati con 2-5 anni di esperienza lavorativa, svolgeranno il programma in tre momenti: precorsi online per conseguire contenuti di base; corsi funzionali; corsi interfunzionali per passare a una logica di processo.

Nel corso di 15 mesi gli allievi saranno impegnati per 42 giornate complessive durante i fine settimana a settimane alterne e, da casa, attraverso momenti di didattica online integrativi a quella tradizionale. Al termine del PIM, coloro che avranno le caratteristiche richieste e che vorranno ulteriormente approfondire i contenuti manageriali potranno iscriversi al secondo dei due anni dell’MBA Part-Time, l’innovativo programma della SDA Bocconi pensato per i manager che decidono di investire in formazione senza per obbligo di frequenza abbandonare il posto di lavoro.

La Scuola – IPSOA

Ipsoa Editore si rivolge al mondo professionale ed aziendale offrendo una formazione specifica su temi legati alla gestione d’azienda, al fisco, al diritto e al lavoro e l’aggiornamento su tematiche di attualità.

I più qualificati esponenti del mondo professionale e accademico offrono la loro collaborazione, in qualità di coordinatori scientifici e docenti, affinché la partecipazione alle iniziative Ipsoa si trasformi in un’occasione di crescita professionale.

L’attività della Scuola di Formazione si articola in diverse tipologie di intervento al fine di rispondere alle esigenze formative e di approfondimento di professionisti e uomini d’azienda: convegni per aggiornarsi sulle tematiche di attualità normativa; seminari per approfondire i temi oggetto dell’incontro; percorsi formativi per acquisire attraverso un itinerario organizzato una specifica preparazione sul tema o un costante aggiornamento sulla normativa; corsi di specializzazione per professionisti che desiderano acquisire una professionalità specifica nelle aree di competenza; master per giovani professionisti che desiderano presentarsi nel mondo del lavoro con una qualificata e specifica preparazione.

La Scuola di Formazione Ipsoa è disponibile per lo studio e la realizzazione di iniziative ad hoc per rispondere alle specifiche esigenze di aziende, studi professionali, associazioni di categoria, enti pubblici e banche.

L’esperienza e la professionalità Ipsoa sono a disposizione delle stesse strutture per la realizzazione di congressi e convegni di categoria da un punto di vista logistico e didattico.

ASFOR
L’Associazione per la Formazione alla Direzione Aziendale è nata nel 1971 con l’obiettivo di sviluppare la cultura di gestione in Italia, di qualificare l’offerta di formazione manageriale adattandola continuamente alla dinamica della domanda.
L’Associazione conta attualmente oltre 60 soci attivi nel campo della formazione manageriale o che comunque ne sostengono lo sviluppo. Oltre alla fitta rete di collegamenti con Istituzioni, organismi e operatori attivi nel mondo della formazione manageriale in Italia, ASFOR può contare su una rete di contatti con i principali Istituti di formazione e Università straniere. Partecipa inoltre a progetti europei di studio e ricerca in collaborazione con EFMD (European Foundation for Management Development), ed è socio fondatore, con le altre maggiori associazioni europee, di EQUAL (European Quality Link). ASFOR tramite un accordo stipulato con il Consorzio Interuniversitario CINECA intende favorire l’utilizzo degli strumenti telematici e delle reti informatiche nella formazione manageriale, anche attraverso lo sviluppo del proprio sito.

L’ASFOR, in accordo con le indicazioni elaborate anche a livello europeo nell’ambito degli appositi organismi associativi (EFMD, EQUAL, CEEMAN) ha individuato tre diverse tipologie di Master di contenuto aziendale e gestionale:

Tipo A.

Master in General Management
Questi corsi hanno tipicamente un’impostazione di carattere generale che tocca tutte le principali aree funzionali e di attività delle aziende. Essi sono destinati di norma a giovani laureati senza una significativa esperienza lavorativa e sono intesi quindi come completamento di una formazione di tipo universitario per l’inserimento in un percorso di carriera aziendale.

Tipo B.

Master Specialistici
Tali corsi servono ad approfondire le conoscenze di una specifica funzione, area dell’azienda o settore di attività. Essi sono di norma destinati a studenti che abbiano in precedenza conseguito una laurea con contenuti formativi coerenti e significativi rispetto alla specializzazione considerata.
Anche questa tipologia di Master non richiede normalmente una preventiva esperienza lavorativa, sebbene qualche partecipante possa accedervi dopo diversi anni di lavoro.

Tipo C.

Master in Business Administration (MBA)
Questi Master presentano dei programmi formativi di tipo generalistico che mirano ad integrare le conoscenze/competenze nelle diverse aree aziendali secondo un’ottica manageriale di tipo strategico. Essi sono tipicamente rivolti a partecipanti con una significativa esperienza lavorativa di tipo aziendale e hanno l’obiettivo di favorire un cambiamento nel ruolo professionale precedentemente ricoperto oppure di favorire un’accelerazione nel percorso di carriera.
Tutte le tipologie considerate devono comunque consentire al diplomato Master di analizzare ed interpretare le problematiche di management, di conoscere e saper applicare i principali strumenti della gestione aziendale, di sviluppare capacità di relazione e comportamenti adeguati ad un ruolo manageriale.
Per conseguire tali obiettivi, l’attività formativa non può essere inferiore a determinati standard temporali, sia per quanto riguarda le attività didattiche “in house” che per le attività progettuali “on the field” e il tirocinio/stage in azienda.
Le tipologie di Master considerate possono prevedere anche moduli didattici realizzati mediante la formazione a distanza (on line) nel rispetto dei criteri e degli standard che regolano il presente Processo di Accreditamento.

 

Tecnologie e Master

Università Bocconi di Milano – Parla il Rettore Carlo Secchi

Quanto peso sta avendo l’innovazione tecnologica nell’ambito della didattica?

Ha parecchio peso, ma la natura della didattica non ne viene sconvolta. Alla Bocconi siamo decisi a sfruttare ogni potenzialità della tecnologia, ma non ci siamo lasciati ammaliare dalle sirene neppure negli anni del boom, anche borsistico, di internet. Il confronto diretto con i docenti e il rapporto personale con gli altri studenti continueranno a essere una componente essenziale dell’esperienza universitaria e di alta formazione in genere. In alcuni momenti del processo, però, le tecnologie e soprattutto la multimedialità sono di grande aiuto: consentono esercitazioni realistiche, nelle quali le reazioni di un sistema economico a determinate azioni dello studente sono simulate realisticamente e in tempi brevi; sono di grande aiuto nella distribuzione dei contenuti. In definitiva, però, la modalità che privilegiamo è quella blended, che alterna il contatto diretto all’uso della tecnologia. L’MBA Part-Time, uno dei programmi che hanno avuto una migliore risposta di pubblico degli ultimi anni, è pensato proprio così.

Si dice che i master della Bocconi siano tra i migliori. Garantiscono davvero un inserimento nel mondo del lavoro, in tempi rapidi?

Direi proprio di sì e la cosa interessante è che aiutano molto chi proviene da esperienze formative diverse da quelle di tipo economico. La finalità dei master universitari del dopo riforma è proprio questa. Lo studente di economia, dopo il triennio, può, invece, preferire completare la propria formazione con il biennio di specializzazione. D’altra parte, la rilevazione che commissioniamo all’Eurisko dimostra che tra i laureati Bocconi vige la pressoché piena occupazione. La qualità dei master post-experience della Bocconi è, infine, certificata dai più importanti ranking internazionali, nei quali l’MBA è sempre ottimamente piazzato soprattutto in termini di ritorno sull’investimento. Abbiamo, cioè, un rapporto prezzo/qualità fuori dal comune.

Come procede il collegamento con le imprese?

È tradizionalmente al centro dei nostri pensieri per due motivi. In primo luogo le imprese formano il mercato di sbocco dei nostri laureati; in secondo luogo il contatto con le imprese ci consente di rinnovare continuamente i nostri programmi, a seconda dei bisogni del mercato. Con lo stage curriculare per le lauree specialistiche i rapporti sono destinati a stringersi ancora di più. Per un’università come la nostra il fatto di essere localizzata a Milano è un punto di forza, anche a livello internazionale, perché ci pone al centro della vita economica del paese e dei suoi rapporti internazionali. Nell’economia il modello del campus, funzionale ma isolato, penalizza questo genere di rapporto.