Public Camp: la Comunicazione pubblica si rinnova. Il Formez al meeting dei comunicatori pubblici di Bari

di Angela Attolico

Una democrazia sana, partecipata e plurale fonda le sue radici sulla facilità di accesso alle informazioni da parte del cittadino e sulla possibilità di comunicare per condividere le scelte. Luminari della comunicazione, docenti universitari, dirigenti istituzionali e rappresentanti del governo nazionale e regionale si sono dati appuntamento alla Fiera del Levanteper il Public Camp, una tre-giorni indetta per discutere della comunicazione pubblica nel Paese. L’evento è stato organizzato dalla Regione PugliaUee l’Associazione italiana di comunicazione pubblica e istituzionale.

Particolarità del meeting è stato il BarCamp, rinominato Public Camp, previsto per il secondo giorno: una non-conferenza aperta ai comunicatori pubblici ed agli operatori che si occupano di comunicazione nella P.A., che hanno potuto interagire scambiandosi esperienze e best practices. I contenuti sono stati proposti dagli stessi partecipanti, trasformati in relatori; ciò allo scopo di infrangere il tradizionale schema del convegno che considera la platea come un destinatario esclusivamente passivo.

Molto fitto il calendario degli appuntamenti, tra convegni, master diffusi, workshop, tutti volti ad interrogarsi e confrontarsi sul futuro della comunicazione pubblica, il ruolo della politica nella comunicazione istituzionale, le forme ed i metodi della comunicazione in Italia, con una parentesi sulla comunicazione nella sanità ed i modelli di innovazione possibili. Idea comune a molti relatori è che la comunicazione debba essere ripensata secondo i principi della democrazia partecipata e della trasparenza: ciò perché la libertà del cittadino si riconosce anche dal suo coinvolgimento all’interno della società globalizzata, dove la comunicazione ha forti ricadute nella vita quotidiana. La comunicazione, dunque, è un bene comune e un sintomo di democrazia ed il progresso tecnologico legato all’uso di internet finisce con il risultare un motivo di divario tra chi è connesso e chi non lo è.

Alla prima Sessione del 17 settembre, “Qual è il futuro della comunicazione pubblica?” ha preso parte Carlo Flamment, Presidente del Formez, mentre Sergio Talamo, direttore della Comunicazione e dell’Editoria, ha relazionato nel pomeriggio durante il Workshop “Condividere per comunicare e fare sistema nella P.A.”.
“In tutto il mondo la comunicazione pubblica è il biglietto da visita delle strategie di un Paese – ha affermato Flamment –  come dimostrano gli sbalzi di queste settimane sui mercati finanziari, sempre più spesso è la percezione che crea la realtà. Ciò vale anche per il mondo pubblico. Gli sforzi vanno diretti verso un sistema moderno in cui i cittadini-azionisti hanno il diritto di decidere dove debbano essere convogliate le risorse pubbliche. Con una buona comunicazione, quindi, possiamo incidere non solo sui mezzi di trasporto o sulla sanità ma anche sulla strategia di un Paese e sulla fiducia dei cittadini, intesi come protagonisti delle scelte oltre che come consumatori finali”. Flamment ha poi parlato delle attività portate avanti dal Formez, dalla rete web che mette in contatto i comunicatori pubblici alle sperimentazioni sulla tecnologia 2.0.: “Il Formez ha seguito il cambiamento, da TelePA., la prima tv della P.A. lanciata 6 anni fa, fino a RetePA, la rete multimediale delle esperienze diffuse sul territorio, accompagnata dal Premio ‘La P.A. che si vede, la tv che parla con te, giunto alla quarta edizione”. “Ciò che fa la differenza è la persona che sta dietro le tecnologie – ha concluso il presidente del Formez – per questo è importante la formazione permanente e l’impegno di tutti per una P.A. da intendere come il motore del Paese”.

Il Settore Comunicazione Istituzionale della Regione Puglia ha presentato i progetti realizzati e quelli in itinere. A parlarne è stato Eugenio Iorio, Dirigente Settore Comunicazione Istituzionale: “Pensiamo che bisogna integrare la comunicazione pubblica, cioè gli enti devono lavorare insieme per restituire forza alle istituzioni: non si può comunicare ai cittadini se non c’è comunicazione tra gli enti”. Poi Iorio ha definito il POR 2007-2013 come “una grande occasione, proprio perché la strategicità dell’informazione che deve ricadere sul territorio non può essere messa a sistema se gli URP non lavorano con la Regione e con le Province”. La Regione inoltre ha creato una piattaforma on line per gli scambi di esperienze tra operatori della Pubblica amministrazione locali e non solo: “Puglia 2.0” è stato citato dal Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, come uno tra i cento casi italiani di eccellenza nella P.A. in Italia. Per Cosimo Lacirignola, Presidente della Fiera del Levante, “la comunicazione pubblica è una forma di partecipazione diretta dei cittadini alle scelte istituzionali, mediante un approccio partecipativo; una componente primaria dell’evoluzione democratica; un obiettivo il cui raggiungimento necessita impegno costante”. L’attenzione della platea si è spostata sulla privacy e la protezione dei dati personali durante l’intervento di Giovanni Buttarelli, Segretario Generale del Garante per la protezione dei dati personali. “La protezione dei dati personali è un buon alleato della comunicazione. La legge 150/2000 disciplina la comunicazione, tenendo conto della disciplina sulla tutela dei diritti delle persone e la tutela dei dati personali”; da qui Buttarelli è andato ad approfondire alcuni aspetti legati all’uso della rete internet e del cellulare, parlando dall’invio da parte di alcune amministrazioni delle informazioni tramite sms sui cellulari dei cittadini e dall’utilizzo delle newsletter ed i motori di ricerca nella rete internet. “Il futuro è nella comunicazione pubblica – ha detto Pietro Pepe, Presidente del Consiglio Regionale – non c’è democrazia senza comunicazione, informazione e pluralità di fonti e mass media. Spesso le Istituzioni operano in un cono d’ombra che non agevola i cittadini. L’obiettivo è rendere il Palazzo ‘di vetro’. Le Istituzioni non devono più arroccarsi nel Palazzo, ma favorire la cittadinanza attiva e la pluralità delle fonti di informazione, per spegnere il fuoco dell’antipolitica. Per questo, lo scorso giugno, il Consiglio Regionale ha approvato la legge sulla trasparenza”. Per Gerardo Mombelli, Presidente dell’Associazione Comunicazione Pubblica, “la comunicazione pubblica va distinta da altre forme di comunicazione, quali la comunicazione politica o d’impresa e benché sulla carta sia omaggiata, poi in realtà risulta ostacolata e stretta dalla comunicazione politica; la sua peculiarità è invece quella di ridurre la distanza tra cittadini e amministratori pubblici”. Infine, un accenno al progetto portato avanti dal Ministro Brunetta, sulla base di un approccio economico-organizzativo e non solo giuridico-amministrativo: “L’organizzazione e l’aggiustamento dell’intervento in corso d’opera, così come la svolta federalista, saranno decisivi per favorire una maturazione della comunicazione”. Per Nicola Piepoli, Presidente dell’omonimo Istituto, le grandi scelte vanno prese nell’interesse generale del Paese ed in questo la comunicazione pubblica, sin dai tempi di De Gaulle, è uno strumento valido per tenere il polso dell’opinione pubblica. In Italia i primi passi li ha compiuti il governo Craxi ai primi anni ’80, con il contributo decisivo di Stefano Rolando. Oggi nessuno più mette in discussione che l’opinione pubblica debba essere tenuta in conto per le scelte del governo. “La pubblica amministrazione è in una fase critica – ha detto Guglielmo Minervini, Assessore Trasparenza e Cittadinanza Attiva della Regione Puglia e padre della legge regionale sulla Trasparenza approvata dal Consiglio Regionale nel giugno scorso – perché è percepita come un impiccio dai cittadini ed un ostacolo alle possibilità di sviluppo dalle imprese. Eppure resta una risorsa, una leva fondamentale di sviluppo per ricucire la frattura esistente tra cittadini e istituzioni. Dalla L. 241 ad oggi è cresciuta la consapevolezza: oggi pensiamo che la comunicazione pubblica sia un diritto del cittadino ed un dovere della P.A. La comunicazione non può che diventare partecipazione ed apertura allo scambio. Una comunicazione che raccoglie e restituisce. Con la comunicazione si riprende con dignità il discorso pubblico nel nostro Paese”. Nicola Masi, Responsabile dell’Ufficio comunicazione e relazioni esterne del DPS, ha parlato del sistema complesso di programmazione 2007-2013, del POR Fondo Sociale Europeo e del POR Sviluppo Regionale, caratterizzati da una parcellizzazione delle risorse ed una scelta unitaria dei programmi. “La scelta di programmare i Fondi nazionali e quelli europei comporta maggiore complessità e più coordinamento. I programmi europei hanno avuto un effetto positivo, creando all’interno delle strutture nazionali delle punte di eccellenza. Noi gestiamo il Piano di Comunicazione del Programma Operativo Governance che è l’erede del PON ATAS, poi c’è il sito, i convegni di lancio del Quadro Strategico Nazionale ed infine l’avvio del network di comunicazione. L’idea è creare un canale per far circolare buone e cattive prassi”.

Il workshop “Condividere per comunicare e fare sistema nella P.A.” è stato moderato da Carlo Gelosi, docente della Lumsa di Roma. Secondo Gelosi “fare comunicazione non è solo una questione di immagine, ma anche una fondamentale leva organizzativa e gestionale. Aiuta a fare sistema e coesione”. 
A questo workshop ha partecipato Sergio Talamo, direttore della Comunicazione per il Formez, il quale ha ricondotto la crisi del settore alla crisi della P.A., che ha attraversato una lunga stagione di riforme con insufficienti risultati concreti. La P.A. viene identificata dal cittadino come un pezzo della ‘casta’ proprio perché la percezione della P.A. che si ha dall’esterno è ingiustamente fallimentare. Come intervenire? “Come ha scritto Alessandro Rovinetti non serve una legge ‘151’ ma un forte cambio di passo nell’applicazione della legislazione in vigore. Un miglioramento della comunicazione pubblica potrà essere innescato solo quando si passerà dalla volontarietà delle prestazioni alla loro obbligatorietà, cioè a controlli stringenti per un’applicazione effettiva della L. 150/2000. Si potranno qualificare le risposte del cittadino solo quando si darà alla P.A. un assetto aziendale, cioè quando dovrà garantire risultati e quindi saranno previsti premi e sanzioni in base agli obiettivi raggiunti. La comunicazione è metodo, è sistema, non può più basarsi sulla sola contaminazione di buone esperienze, e non è fatta di poche iniziative in un deserto”. Infine un richiamo a Stefano Rolando, uno dei pionieri della comunicazione pubblica italiana, docente dello IULM  di Milano: “Ritengo, pertanto, come Stefano Rolando, che debba esserci un’Authority preposta a questi controlli. Il modello anglosassone può farci da guida”. 
Presenti al workshop anche Waldemaro Morgese, Direttore di “Teca del Mediterraneo” della Regione Puglia, che ha illustrato le peculiarità dell’iniziativa e Roberto Santaniello, Portavoce della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. “L’U.e. è in cattive acque – ha affermato Santaniello – si parla male dell’euro, ma è la nostra ancora di salvezza. La verità è che la comunicazione è stata insufficiente per condividere il progetto, le risorse, le leggi e gli strumenti. E quasi sempre si tende a fare in modo che i cattivi siano a Bruxelles e non nelle capitali nazionali”.