LE INTERVISTE:«I docenti dovranno rimettersi in gioco»

di Angela Attolico

Abbiamo chiesto alcuni commenti sulla riforma, alla direttrice del XIV circolo didattico di Bari, Eufemia Ippolito.

La scuola sta cambiando e, come sempre accade, in questi casi, vengono espresse opinioni varie e contrastanti. Lei cosa pensa della riforma De Mauro, in merito al riordino dei cicli?

Ne sono entusiasta, in quanto è un’occasione favorevole al rinnovo della scuola, mediante un disegno generale, che la porti al passo con i tempi. La scuola è ferma proprio come ordinamenti, che risultano staccati l’uno dal l’altro, per i diversi ordini di scuola, generando, quindi, molta confusione.

Ritengo sia importante il progetto unitario e comune dì un ciclo di crescita culturale e psicologica del bambino, dai tre ai tredici anni, senza alcun frazionamento, indipendentemente dalla decisione di eliminare un anno dalla scuola di base.  Il problema da risolvere è di natura organizzativa, agendo nell’interesse del bambino; a proposito, penso che, ove c’è un disegno serio, si creino anche i presupposti per un’efficace organizzazione interna.

Ritiene validi i curriculi elaborati?

Le uniche informazioni pervenuteci sono state prese dal sito Internet, quando ci invieranno i documenti ne discuteremo con i docenti ed i genitori. Condivido la modifica del programma di storia, perché a fare la storia non sono stati solo gli imperatori ed i comandanti, ma i popoli, perciò la cronologia va salvaguardata, lasciando spazio alla realtà della gente comune. I ragazzi devono essere cittadini di questo mondo, perciò la scelta di non ripetere gli stessi argomenti ad ogni inizio di un ciclo di scuola e la volontà d’inserire nell’ultimo triennio il metodo d’insegnare la storia per temi, mi trovano perfettamente d’accordo; inoltre, l’aver associato la storia alla geografia è una novità fortemente positiva, perché l’evoluzione umana si concretizza nell’ambiente e nella globalità degli eventi.

Lodevole anche la scelta di affiancare le scienze alla matematica, in quanto privilegia il ragionamento, nella trasversalità delle varie discipline. E sono d’accordo con la proposta di sfrondare i contenuti, visto che, in una realtà in continua evoluzione come la nostra, le cose cambiano con velocità estrema, basti pensare alla ricerca scientifica; ciò che invece, va consolidato è un valido metodo di studio, con strutture mentali elastiche, secondo un discorso di meta cognizione.

Meta cognizione intesa come acquisizione delle competenze?

È ciò che va al di là delle singole discipline, dando competenze. Operiamo per dare competenze che travalichino le conoscenze, perché trasferire le conoscenze negli altri settori significa divenire uomini colti. Nella nostra scuola si seguono i tre principi che sono alla base delle competenze: sapere, saper fare, saper essere.

Vorrei una sua opinione circa la parità tra scuole pubbliche e private.

La scuola è di Stato. Non sono d’accordo con l’apporto dì finanziamenti alle scuole private, a meno che queste non decidano di adeguarsi perfettamente alla scuola pubblica, nei procedimenti di reclutamento dei docenti, nell’introduzione di personale di sostegno che segua i bimbi in difficoltà ed in situazioni di handicap, senza alcuna discriminazione religiosa od economica; motivo per cui, sarebbe meglio potenziare la scuola  pubblica, rendendola ancor più efficiente con ulteriori aiuti.

Sono ancora molti i problemi da risolvere?

Problemi ce ne sono, anche con la riforma, ma ho la certezza che la scuola migliorerà; certo, il corpo docente subirà una sferzata e dovrà essere pronto a rimettersi in gioco. In questo edificio abbiamo sempre lavorato sulla sperimentazione ed abbiamo cercato di andare incontro alle esigenze dei genitori e dei bambini; infatti, abbiamo istituito sezioni con 40 ore settimanali, a tempo pieno ed abbiamo operatori che si occupano del servizio di pre-scuola e post-scuola, proprio per agevolare i genitori che lavorano; inoltre, cerchiamo di garantire la continuità tra la scuola d’infanzia e la scuola elementare, facilitando il passaggio tra i due livelli.

È in corso anche un progetto di educazione emotiva – razionale che coinvolge circa 120 alunni, con i loro genitori ed insegnanti e con la gestione di una psicologa, oltre ai tipici laboratori di pittura, teatro, musica, storia ed educazione motoria.

Prima di uscire dal plesso scolastico incrocio un’insegnante, mi dice che ha poco tempo, ma riesco a convincerla a rispondere ·a qualche domanda promettendole che sarò breve. M. M. sono le sue iniziali, ma ci precisa che insegna italiano alle elementari.

Cosa ne pensa della riforma scolastica?

I docenti non sono ancora molto informati, aspettiamo che ci mandino una documentazione; comunque vadano le cose,  però,  non siamo noi a decidere. Noi siamo solo esecutori dì volontà pervenute dagli alti vertici, siamo  i  fanti del mondo della scuola.

Quanto alla riforma, non mi convincono assolutamente i cambiamenti; la scuola sta diventando il palco di una sfilata di moda, c’è sempre qualche novità che ci costringe a rivedere le decisioni e le posizioni già prese. Non sarà che, i politici si inventano le riforme per giustificare la loro esistenza?

Alla luce di questo dubbio, al quale non sento di dare risposta, Le chiedo un’opinione circa i nuovi curriculi.

Ritengo sia importante estendere l’insegnamento della storia, poiché trattasi della base essenziale per acquisire un’identità personale e giù con i programmi e le metodologie attuali si fa fatica. Per fortuna gli insegnanti hanno una professionalità salda, in virtù della quale poter affrontare i cambiamenti, ma ciò non ci esime dal dover affrontare con sofferenza questa realtà dei giovani e futuri insegnanti del domani.

Lei è favorevole al finanziamento per le scuole private?

Ci sono pochi soldi, già per le scuole pubbliche. Niente per noi e poco per loro? E perché, poi? I professori delle scuole pubbliche sono più preparati, seguono corsi di aggiornamento e superano difficili prove di concorso e poi, comunque, sono bistrattati, con aumenti ridicoli. Noi dobbiamo pagare gli aggiornamenti, tutti di tasca nostra!

È vero abbiamo il mitico posto fisso, ma per il resto  c’è solo una gran confusione.