La stoffa del ragioniere. L’avventura imprenditoriale di Franco Miroglio

Il libro ricostruisce la vicenda personale di uno dei principali imprenditori tessili italiani, con uno sguardo verso la dimensione internazionale. Una vita per l’impresa

di Angela Attolico

“Dal giorno della sua scomparsa l’idea di raccontare la sua storia  ha rappresentato per me un desiderio e un’esigenza diventati via via sempre più intensi”. Ha preso così forma il progetto del volume, fortemente voluto da Nicoletta Miroglio, figlia di Franco Miroglio, che per lunghi anni ha vissuto e lavorato nell’azienda tessile di Alba accanto a suo padre, del quale conserva un ricordo indelebile e fa menzione della vitalità e del coraggio imprenditoriale ma anche del lato più umano e privato della personalità.

Fin dalle prime pagine traspare il concetto di lavoro vissuto con onestà, forte senso del dovere, sacrificio e umiltà. L’impegno in azienda rappresentò di fatti il fulcro della vita di Franco Miroglio, collaborando prima col padre Giuseppe e poi dal 1955, con il fratello Carlo. Nel libro, il protagonista viene disegnato come un condottiero di uomini, sia suoi dipendenti sia persone con le quali si è relazionato nella sua lunga carriera, dal 1945 al 1999.

È doveroso un accenno alla candidatura di Franco Miroglio, nel 1994, indicato dalla Lega Nord, alleata di Berlusconi, nel collegio di Alba-Bra, sebbene in Parlamento ci sia rimasto poco, visto che dopo otto mesi la Lega ritirò l’appoggio a Berlusconi e Miroglio capì molto presto che non c’erano ancora le basi per una Seconda Repubblica, così fece ritorno in azienda.

Quella che si dipinge nel susseguirsi delle pagine è la storia della famiglia Miroglio ma anche di tutte le altre famiglie di albesi e di immigrati coinvolti nella produzione e artefici della ricchezza sul territorio della piccola provincia di Alba, che fino alla seconda guerra mondiale aveva trovato sostentamento solo dal mercato agricolo e dal piccolo commercio.

È la testimonianza dello sviluppo della provincia italiana  che si riscatta dalla marginalità e si dimostra competitiva sul mercato europeo e Alba, grazie alla presenza della Miroglio, della Ferrero e di Giacomo Morra, il fondatore del tartufo di Alba e di altre aziende di piccole e medie dimensioni, prevalentemente sa carattere familiare, le multinazionali tascabili, ha raggiunto i vertici europei per ricchezza, occupazione e qualità della vita.

In particolare, il rafforzamento del ciclo di lavorazione del poliestere, fibra tradizionalmente poco apprezzata, ha consentito alla Miroglio di imporsi nella fascia media di mercato del consumo di massa e poi di nobilitare la fibra rendendola simile alla seta, quindi destinandola ad un mercato di gamma superiore; un secondo elemento di successo è stata l’introduzione tempestiva degli elaboratori elettronici e dell’informatica nel processo produttivo ed il rinnovamento dei macchinari.

Nel volume si parla di internazionalizzazione, competitività, produttività ma anche di delocalizzazione della produzione, verso la Tunisia ed i paesi dell’Est europeo, dove la manodopera costa meno, spinti dalla concorrenza durissima di Paesi dove non esistono sindacati, scioperi e diritti.

Il giovane Soggia, trentenne, dottore di ricerca in Storia contemporanea all’Università di Torino descrive con dovizia di particolari la fase di maggiore criticità, l’invasione cinese, la tenuta di Vestebene, per l’abbigliamento femminile, i tagli alla produzione ed il profondo dolore degli operai. L’autore nel quinto ed ultimo capitolo, riporta per intero la lettera delle dimissioni di Franco Miroglio dalla carica di amministratore delegato, il 30 gennaio 1999, al compimento del 75° anno di età, dopo aver lavorato per 54 anni nell’azienda fondata da suo padre; annunciò la sua decisione innanzitutto agli operai e agli impiegati, proprio come si fa in un’azienda di famiglia. Si spense all’età di 84 anni ma tuttora tra gli albesi  è vivo il suo ricordo.

Alla base della realizzazione del volume vi è un lavoro meticoloso di ricerca storica, che all’intento celebrativo fa prevalere un’attenta lettura delle fonti documentali, dalle tradizionali risorse della storiografia d’impresa alle carte personali di Franco Miroglio; vi si affiancano ben 68 interviste, corrispondenti a 70 ore di registrazione e a circa 210 cartelle di trascrizione, dalle quali emerge il vissuto di familiari, amici e conoscenti, collaboratori, esponenti istituzionali e politici, sindacalisti ed industriali tessili, tutti coloro che hanno partecipato a vario titolo ad una straordinaria avventura umana e imprenditoriale, la crescita della Ditta Miroglio, che ad Alba dura da più di ottant’anni e che oggi è giunta alla quarta generazione.

Il volume presenta cinque capitoli, in ordine cronologico, corrispondenti alle varie fasi dell’esperienza imprenditoriale, con l’aggiunta di alcuni paragrafi iniziali sulle origini dell’azienda; ogni capitolo comprende una finestra, ossia un episodio della vita  del protagonista, così che il lettore possa soffermarsi su alcuni aspetti della sua soggettività.

Un’esistenza sicuramente condizionata dai vincoli dell’azienda, ma piacevolmente definita dalla stesso protagonista come ragione di vita.