Cosa cambia nella scuola

Le innovazioni introdotte dalla riforma del ministro De Mauro

 di Angela Attolico

Aria di cambiamento. Di riforma se ne parlava già da tempo, proprio per la necessità di svecchiare programmi e metodi d’insegnamento, divenuti anacronistici, rispetto alla realtà attuale, fatta di bit, reti e mass media.

La Commissione Brocca aveva discusso della riforma della scuola secondaria, introducendo un biennio unico, cui seguiva un triennio specialistico, per i vari indirizzi; ciò prevedeva l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino al raggiungimento del sedicesimo anno. Questa modifica non è sembrata assolutamente sufficiente agli occhi dell’attuale Ministro della P.I., Tullio De Mauro, impegnatosi in una riforma globale, che partisse dalla scuola di base, mediante un ciclo di studi pari a sette anni (L.30/2000), anziché gli otto previsti finora (cinque anni di scuola elementare e tre anni di scuola media inferiore), così sacrificando un anno di studi, ma garantendo continuità didattica e crescita psico-fisica dell’alunno.

Lo stesso De Mauro ha dichiarato: “Trattasi di un ciclo che segua i ritmi di apprendimento, in una scuola coordinata alle necessità produttive, imprenditoriali e di organizzazione sociale; dunque, una scuola moderna, adeguata ai tempi”.

Un altro motivo di discussione, in materia di parità scolastica, riguarderebbe il rifiuto ad elargire un finanziamento pubblico alle scuole private; salva la possibilità di una somma pari, atta ad eguagliare i costi di un alunno, indipendentemente dall’appartenenza ad una scuola pubblica o privata. Ne è derivata la proposta, favorita dall’Agesc, di un “buono scuola” che consenta alle famiglie la scelta del tipo di scuola, sulla base dei programmi e dell’offerta formativa; oltretutto, il sistema scolastico ne guadagnerebbe in qualità, con la sana concorrenza tra pubblico e privato.

Per i docenti è previsto, da aprile, un aumento in busta paga pari a 300 mila lire

Sempre in materia fiscale, questa volta in riferimento al corpo docenti, si prevede, da aprile, un aumento medio di 300mila lire in busta paga, tenendo conto dell’anzianità e dell’ordine scolastico; previsto anche un pacchetto dai 200 ai 400 miliardi, da assegnare alle scuole, perché premino l’impegno didattico o la flessibilità d’orario, dimostrata dagli insegnanti.

L’importanza e la complessità dell’argomento, impone una pregnante attenzione, soprattutto sugli aspetti tecnici della riforma, che dovrebbe partire da settembre; oltre alle osservazioni scaturite dai dibattiti.

Lo scorso 26 febbraio, il Ministro De Tullio ha trasmesso al CNPI lo schema di regolamento, che definisce gli ambiti e le discipline della scuola di base, avente in allegato le indicazioni nazionali, atte a consentire alle scuole la costruzione dei propri curriculi obbligatori, tenendo conto delle esigenze locali. Il documento di proposta è stato redatto da circa 250 esperti in materia.

I primi due anni prevedono la presenza di tre ambiti: linguistico-espressivo (italiano, prima lingua europea moderna, discipline artistiche, musicali e motorie), per 832 ore complessive; matematico – scientifico (matematica, scienze e tecnologia), per 450 ore totali; antropologico – ambientale (storia, geografia e scienze sociali), per le restanti 192 ore.

Il triennio successivo prevede i seguenti quattro ambiti: linguistico – espressivo (italiano, prima lingua europea moderna, discipline artistiche, musicali e motorie), per un totale di 1056 ore; matematico (con la sola matematica), per 483 ore complessive; scientifico – tecnologico (scienze e tecnologia), per 384 ore; geo-storico-sociale (storia, geografia e scienze sociali), per le restanti 288 ore.

L’ultimo biennio prevede l’insegnamento delle materie seguenti: italiano (260 ore), prima lingua europea moderna (130), seconda lingua europea moderna (80 ore), arte e immagine (106 ore), musica (106 ore), scienze motorie (120 ore), il gruppo: storia, geografia e scienze sociali (220 ore), matematica (240 ore), scienze (180 ore), tecnologia (130 ore).

L’insegnamento della religione cattolica è previsto per l’intero ciclo di studi, nei primi 5 anni per 2 ore settimanali; nell’ultimo biennio solo un’ora a settimana.

Nel primo biennio non ci sarà una distinzione di materie, che si arricchiranno solo dal terzo anno, fino a divenire sette nell’ultimo biennio ed ognuna con un insegnante specifico. 

Cambia anche la scuola d’infanzia, che prevede un graduale apprendimento delle tecniche multimediali

Attenzione è stata posta anche alla scuola d’infanzia, dai tre ai cinque anni d’età, inserendo questo primo gradino nel percorso unitario che conduce alla maggiore età.

Certo, si procederà per difficoltà, in crescendo, e si utilizzeranno fiabe, giochi e fumetti, prima dei testi multimediali; si farà matematica con calcolatrici numeriche e computer; inoltre, le scienze si apprenderanno con esperienze dirette, di laboratorio e di uscite sul campo, contestualizzando la tecnica e l’evoluzione nell’ambiente e nella società.

Saranno modificati sostanzialmente sistemi e metodi di insegnamento della storia

Modifiche sostanziali saranno apportate all’insegnamento della storia, operando in stretto rapporto con le discipline geografiche e sociali; motivo per cui il programma avrà la durata di un quinquennio, dal quinto anno della scuola di base, al primo biennio della scuola secondaria, ossia fino al compimento dell’obbligo, fissato a 15 anni. Nell’ultimo triennio della secondaria, infatti, verranno affrontati e dibattuti temi specifici, diversi per i vari indirizzi; infatti, si tratterà di formazione teorica o di apprendistato. La geografia si porterà avanti per tutto il ciclo, con programmi che tengano conto delle difficoltà del percorso.

Si è parlato anche di un patentino delle competenze, da rilasciare al termine del ciclo di base, aggiornandolo periodicamente durante il corso di studi; dunque, un curriculum studiorum  valido sia per i corsi universitari a numero chiuso, che per selezioni aziendali, come collegamento alla realtà occupazionale.

Insomma, l’importante sarà garantire la qualità degli studi, eliminando il sistema nozionistico ed i programmi standard decisi da Roma e creare le competenze idonee alla realtà nella quale viviamo.