Bonisoli a Londra, restituzione delle opere trafugate

12 reperti e una pagina di un codice miniato

A poche settimane dalla decisione del ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli di riconvocare il Comitato istituzionale sulle opere trafugate, l’Italia rientra in possesso di sarcofagi, suppellettili e capitelli di epoche diverse rubati tra gli anni ‘60 e ‘80 del secolo scorso e immessi nel mercato internazionale dai trafficanti d’arte.

 

Piatti stile Gnathia, IV secolo a.C.

Durante la mattinata di martedì 12 febbraio, nella sede dell’ambasciata italiana a Londra, il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli ha partecipato alla cerimonia ufficiale di restituzione di 8 lotti, per un totale di 12 reperti e una pagina di un codice miniato, che era stata sottratta all’Archivio di Stato di Venezia negli anni ’40; presenti in sala anche il CEO di Christie’s Guillaume Cerutti, l’ambasciatore italiano a Londra Raffaele Trombetta ed il Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Generale di Brigata Fabrizio Parrulli.

Le opere sono state rintracciate grazie ad un’attività di controllo incrociato tra la nota casa d’aste londinese Christie’s e le informazioni contenute nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Hydria apula a figure rosse, 350-330 a.C.

Un esempio di generosità quello dato dalla casa d’aste Christie’s e di comportamento corretto al fine di eliminare la piaga del mercato nero degli oggetti d’arte, come ha commentato il ministro Bonisoli, perché se gli acquisti illeciti non avranno valore in futuro, si spegnerà la domanda e quindi l’offerta.

“La restituzione conferma l’efficacia della collaborazione tra il nostro Paese e colossi del mercato dell’arte come Christie’s nella lotta al traffico illegale di opere d’arte. Chi acquista un’opera d’arte o un reperto deve essere certo della provenienza di quell’oggetto – ha affermato il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli nel corso della cerimonia di consegna – E questo è quello che stiamo cercando di fare proprio attraverso la collaborazione con Istituzioni e case d’asta”. “Un controllo preventivo sui pezzi che finiscono in vendita e l’applicazione di leggi più severe per chi compra oggetti senza conoscerne la provenienza – ha concluso – contribuirà a smantellare questo traffico”.

Antefissa etrusca in terracotta, VI-V secolo a.C.

La banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Tutela Beni Culturali dei Carabinieri, con oltre 1 milione e duecento mila oggetti rubati e circa 700 mila immagini, è il più grande database al mondo e da tempo è divenuto punto di riferimento per le forze di polizia estere.

Frammento in marmo di sarcofago romano

I reperti ritornati in possesso dell’Italia sono: un’oinochoe greco in pasta vitrea, un’antefissa etrusca in terracotta del VI-V secolo a.C. e un stamnos falisco a figure rosse risalente al IV secolo a.C., cinque piatti stile Gnathia del IV secolo a.C. e un’hydra apula a figure rosse, attribuito alla scuola dei pittori Varrese e dei nasi camusi, del 350-330 a.C., che erano tra gli oggetti ricercati perché inseriti nella lista di noti trafficanti italiani d’opere d’arte; ed inoltre, un capitello romano in marmo del II secolo d.C., provento di scavi clandestini, un frammento in marmo di sarcofago romano proveniente dalle catacombe di San Callisto e il cui furto era stato denunciato nel 1982, un rilievo romano in marmo con Satiro e Menade trafugato dai giardini di Villa Borghese nel 1985 e la pagina di codice miniato, raffigurante la promissione del Doge Andrea Dandolo e dei consiglieri ducali, del secolo XIV.

Fonte per informazioni e fotografie: MiBAC

Foto in evidenza: pagina miniata