Export del vino italiano positivo nel 2017-2018

Il nostro Paese è conosciuto all’estero per il suo made in Italy, caratterizzato da vari settori, dalla moda all’arredamento, alla meccanica e all’enogastronomia; in quest’ultimo settore si colloca l’export del vino che sta dando riscontri positivi.

Il vino rappresenta un’eccellenza apprezzata in tutto il mondo e frutto di studi svolti da professionisti del settore e dell’impegno di una grande comunità di operatori, oltre all’innata fortuna di avere un clima in Italia ed un territorio che agevolano le varie colture di vite, nelle tipologie dalle uve da tavola fino a quelle da spumante.

Un settore storico quello del vino per la nostra economia e, in tempi di difficile occupazione, è nuovamente apprezzato anche dai giovani, ai quali vengono rivolte una serie di attività formative mirate alla diffusione del vino in Italia e all’estero. I risultati positivi nell’export sono una leva per lavorare ancora di più e meglio.   

Nel gennaio del 2018, le esportazioni di vino italiano hanno riscontrato un incremento del 13 percento come valore, emerso da un’analisi della Coldiretti su dati Istat, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; un trend positivo dovuto alla richiesta di spumanti, che vedono una crescita del 26 percento nella vendita oltre confine.

E da un’indagine della Coldiretti, presentata al Vinitaly di Verona 2018, dal 15 al 18 aprile, è emerso che il fatturato del vino è salito a 10,6 miliardi di euro, raggiungendo un vero e proprio record nel 2017; infatti, il fatturato del vino e degli spumanti in Italia è cresciuto del 5 percento e ciò soprattutto per via delle esportazioni, aumentate del 6 percento circa e delle vendite nel mercato interno, pari a 4,6 miliardi di euro, con un incremento nelle famiglie, del 2 percento. La Coldiretti ha registrato anche un cambiamento avvenuto sulle tavole degli italiani, con un aumento dei vini DOC, pari al 5 percento, Igt del 4 percento e degli spumanti del 6 percento, quindi a vantaggio della qualità, infatti risulta calato del 4 percento solo il consumo di vini comuni.

Nel 2017, la produzione italiana di vino ha raggiunto i 42,5 milioni di ettolitri, risultando seconda, dopo la Francia, per valore dell’export e subito dopo la Spagna per volume; e sempre secondo i dati Istat sull’export 2017 elaborati da Ismea, l’Italia ha esportato 21,4 milioni di ettolitri di vini e mosti, per un valore di 6 miliardi di euro. Ancora una volta è andata meglio per l’esportazione degli spumanti, soprattutto il Prosecco – copre il 70 percento della sua tipologia sia per il volume che per il valore – con una crescita del 9 percento come volume e del 14 percento come valore. Anche i vini frizzanti hanno registrato un piccolo incremento. Si sta realizzando un riposizionamento dei vini made in Italy, diminuendo nelle quantità prodotte ma certamente migliorando nella qualità, con il 70 percento di vini selezionati DOC, DOCG e IGT ed il restante 30 percento di vini da tavola.

Per un pubblico medio i risultati potrebbero sembrare positivi ma gli operatori del comparto avrebbero voluto un’accelerazione delle esportazioni ed un aumento della quota di mercato su alcuni prodotti specifici; la crescita nelle esportazioni Ue. nell’intero comparto dei vini, di circa il 3,7 percento, pari ad un incremento del valore del 6,4 percento, per gli addetti ai lavori è risultata moderata. Le cause sembrano imputabili all’ondata protezionistica dei mercati e alla difficoltà di ottenere finanziamenti europei, fondi dell’Organizzazione Comune Mercato (OCM), per la promozione all’estero. L’Italia infatti opera con bandi annuali emessi dal Ministero per le Politiche Agricole (Mipaaf) e da ogni Regione o Provincia Autonoma, aventi ad oggetto la concessione di una percentuale di contributi a fondo perduto. L’obiettivo è quello di riequilibrare il mercato vinicolo, con azioni rivolte ad accrescere la competitività dei produttori di vino dell’Unione, migliorando la reputazione dei vini europei ed incentivando la propria presenza sul mercato mondiale.

La normativa però prevede che nei prossimi cinque anni, tra il 2018 e il 2023 non si possano ottenere fondi da utilizzare negli stessi paesi dove la promozione è già avvenuta nel corso della programmazione 2014-2018, quindi l’Italia non potrà incentivare le esportazioni verso la Cina e gli USA, con grave danno per il comparto che conta oltre 310mila imprese agricole e circa 46mila aziende produttrici.

Dal report Istat del 17 maggio 2018 leggiamo che la produzione di vino nel 2017 è crollata, a causa del clima, gelate nei primi mesi dell’anno, siccità in estate, nubifragi e grandinate in autunno, determinando una diminuzione delle produzioni vinicole del 14 percento; ne è conseguita una maggiorazione dei prezzi dei prodotti, del 10,9 percento per la viticoltura. Il vino prodotto da aziende agricole con le uve di propria produzione ha subito una contrazione del valore, pari all’8,8 percento, rispetto al 2012-2016. È andata meglio per i vini di alta qualità DOC, DOCG e IGT, con prezzi di mercato maggiori, prodotti in alcune regioni italiane, Veneto, Puglia, Toscana, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Ciononostante, il primo trimestre del 2018 si è chiuso in positivo, con una crescita del 4,5 percento in valore ed una flessione pari al 9 percento in volume; certo, con una contrazione passando dai 4,9 milioni di ettolitri del 2017 ai 4,5 milioni di ettolitri nel 2018.    

 

Per quanto concerne l’andamento dei volumi produttivi nei principali paesi europei, il 2017 è stato caratterizzato da una crescita del comparto delle coltivazioni per i principali paesi europei, ad eccezione di Spagna, con una perdita del 6,1 percento, e Italia, in perdita del 6 percento. Si è registrata una contrazione della produzione di vino, pari al 19,6 percento per la Spagna, del 14 percento in Italia e del 12,5 per la Francia e solo del 2,3 per la Germania. Con una contrazione del 10,4 a livello di Ue.

È andata meglio nel 2018, dato che la Francia ha superato i 9 miliardi di euro, con una progressione del 10 percento; la Spagna ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro ed una crescita attorno al 6 percento, nonché il primato tra i paesi fornitori, per i volumi esportati.

Dal rapporto Ismea Mercati sulle tendenze vino, pubblicato a febbraio del 2018. Si evidenzia nel 2017 una perdita stimata piuttosto consistente soprattutto in Italia dove, secondo stime Ismea-Uiv (Unione Italiana Vini), si attesta un volume attorno ai 40 milioni di ettolitri, con una perdita del 26 percento, ed in perdita a seguire, Francia, Spagna e Germania. Ad una flessione della produzione, del 14 percento si è aggiunta una riduzione del 6 percento delle disponibilità comunitarie, dovuta a giacenze di 170 milioni di ettolitri, visto che nel biennio precedente i consumi e le esportazioni a livello europeo non erano cresciuti quanto la produzione. In Francia c’era una giacenza di oltre 54 milioni di ettolitri (con crescita del 6 percento sull’anno precedente), in Italia erano 46,8 (con crescita del 10 percento sull’anno precedente), mentre Spagna e Germania nonostante un lieve surplus dovuto alle giacenze, tuttavia erano piuttosto stabili.

Da alcuni dati Istat elaborati da ISMEA.

 Il nostro Paese per volume di esportazioni risulta primo nei rapporti con gli USA, il Regno Unito, la Germania, la Svizzera ed il Canada; mentre, per il valore del commercio risulta primo verso la Germania, la Svizzera e la Russia. Certo, si fa sentire l’effetto Brexit, con una diminuzione del 6,1 percento in volume e del 2 percento in valore.

Risultati migliori nel 2017 si sono riscontrati nelle esportazioni fuori dai confini dell’Ue., dove si è registrato un incremento dell’8 percento sulle quantità e del 9 percento sui valori, rispetto al 2016. Per l’export italiano sono gli USA ed il Regno Unito i due mercati maggiormente consolidati, con oltre due miliardi di euro nel 2017.

I mercati maggiori extra Ue. sono USA e Cina.

In alcuni stati americani non si è ancora diffuso il consumo del vino, tuttavia c’è stato un incremento del 9 percento di importazioni, con una domanda maggiore di vini sfusi ma anche di spumanti.

Dal punto di vista economico, è l’Italia il principale fornitore di vino negli USA; ciononostante, però l’aumento della domanda USA di vino italiano è inferiore alla media complessiva e l’Italia resta leader per volume di forniture ma perde per valore, superata dalla concorrenza francese.

In Cina, dove si sta diffondendo l’abitudine di bere vino, il nostro Paese copre solo il quinto posto tra i maggiori fornitori; al primo posto la Francia, seguita da Australia, Cile e Spagna. La domanda cinese di vino straniero in soli cinque anni è raddoppiata; nel 2013 era stata di solo 3,7 milioni di ettolitri mentre nel 2017 ha raggiunto i 7,5 milioni di ettolitri di vino; una crescita nel 2017 del 25 percento rispetto all’anno precedente.

Un mercato in crescita è quello della Russia. Nel 2017 si è avuto un balzo del 47 percento, considerato che il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari italiani non colpiti dall’embargo. 

Da un’analisi della Coldiretti su dati Istat, gli USA si riconfermano primo cliente anche nel 2018, con una crescita del 18 percento dei consumi di vino italiano, seguiti da Germania e Regno Unito; tra gli altri clienti anche la Francia, dove i consumi di vino italiano sono raddoppiati negli ultimo dieci anni e sembrerebbe una riscossa contro lo champagne, da parte dello spumante italiano, con le esportazioni in Francia esplose del 276 percento in valore nell’ultimo decennio; ed a seguire, i mercati cinese e russo, incrementatisi rispettivamente del 16 percento e del 9 percento.

Secondo i dati dell’Osservatorio Paesi Terzi di Business Strategies e Nomisma Wine-Monitor. Il vino italiano nel primo trimestre del 2018 ha avuto un incremento pari a 41,4 percento in Cina, con l’exploit dei fermi imbottigliati, pari all’87 percento del prodotto importato, con vendite per oltre 45 milioni di euro ed una quota di mercato che arriva al 7 percento.

 

Foto di: Angela Attolico